Il naufragio del dragamine britannico all’ombra della Lanterna

Quando – il 29 aprile del 1945 – le prime unità britanniche arrivarono al porto di Genova, si trovarono di fronte a qualcosa di apocalittico: una breccia di quasi centro metri sulla diga foranea, i bacini di carenaggio e i piani di calata erano in gran parte demoliti, le banchine ostruite da detriti, gru e magazzini distrutti. Le acque erano ricche solo di relitti: circa 100 unità militari, 230 navi mercantili e 600 tra chiatte e pontoni.
Genova, negli Anni 40, era il principale porto italiano e sede di importanti industrie impegnate nella produzione bellica;  era stata per questo più volte bombardata dal cielo e dal mare, numerose navi erano state affondate dai tedeschi semplicemente per ostacolare l’entrata nel porto o per non lasciare nulla in mano al nemico.


L’opera di sgombero fu seguita dal britannico Fleet Salvage Office e dalla (ancor per poco) Regia Marina, che dovettero anche procedere alla bonifica del bacino del porto dalle numerose mine navali posate dai tedeschi. In questa rischiosa attività era impegnato pure il dragamine della Royal Navy HMS MMS 168 “Kefalonia”, con a bordo 14 membri d’equipaggio. Il 25 giugno del 1945, nonostante lo scafo in legno e l’esperienza del comandante, l’MMS 168 urtò una mina magnetica nel tratto di mare compreso tra ponte Eritrea e Ponte Etiopia. L’esplosione spezzò in due tronconi il dragamine, facendolo inabissare con tutto l’equipaggio in pochi istanti. A ricordo di quei marinai, morti per la città di Genova a guerra finita, è stata posata ai piedi della Lanterna (il faro della città) una lapide con i nomi e i rispettivi ruoli a bordo dello sfortunato Kefalonia.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mm6509 ha detto:

    I vostri “angoli di storia” sono ormai un appuntamento irrinunciabile. Cercate di intensificare la pubblicazione.

    Piace a 1 persona

  2. V. ha detto:

    Grazie!!

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