Il leone di Waterloo, che in realtà è un “Ranocchietto”

Più che un angolo di storia si potrebbe definire un boulevard, uno di quelli in cui hanno sfilato in parata i grandi personaggi di un passato entrato nei libri di scuola. Parliamo di Waterloo, pochi chilometri a sud di Bruxelles, il luogo della battaglia che tutti conoscono e che si associa inevitabilmente ai nomi di Napoleone Bonaparte, del Duca di Wellington e del maresciallo von Blücher. Tutti sanno anche che quel 18 giugno 1815 la vittoria andò alla Settima Coalizione guidata dall’Inghilterra, pochi invece che le sorti dello scontro furono rese incerte dalle avventate decisioni di un giovanotto bruttino il cui merito principale era quello di essere figlio di un re. Il ventitreenne principe d’Orange, erede al trono dei Paesi Bassi, era una spina nel fianco di Wellington; quest’ultimo, per non perdere il supporto delle truppe olandesi, aveva dovuto affidargli il comando del primo corpo d’armata (quasi un terzo dell’intero esercito), pur ritenendolo inesperto, presuntuoso e irruento. Tra gli ufficiali superiori britannici era conosciuto come “Ranocchietto” (“Young frog”), per via dell’attaccatura dei capelli molto alta, di una grande bocca e degli occhi sporgenti.

Il giovane principe, nel pieno della battaglia, commise diversi madornali errori mandando inutilmente al massacro alcuni dei migliori reggimenti alleati e mettendo a serio rischio il centro dello schieramento di Wellington. A impedire che “Ranocchietto” combinasse ulteriori disastri ci pensò il provvidenziale colpo di un voltigeur (schermagliatore) francese, che ferendolo alla spalla sinistra lo costrinse ad abbandonare il campo di battaglia. Si sa, quando si vince si è tutti eroi, e anche “Ranocchietto” entrò comunque a far parte della schiera, rivendicando un ruolo chiave nella gloriosa battaglia. Nel punto in cui fu ferito venne fatta erigere dal padre Guglielmo I dei Paesi Bassi un’imponente collina artificiale di 43 metri sormontata dalla statua di 28 tonnellate raffigurante una magnifico leone, simbolo della famiglia reale olandese. La vista che si gode dalla Butte du lion è notevole e vale la fatica dei 225 scalini; non la pensava così il Duca di Wellington, che vedendo la montagnola artificiale alcuni anni dopo i terribili scontri, commentò causticamente: “Hanno rovinato il mio campo di battaglia”.

La storia del barbiere che liberò Oporto dai francesi di Napoleone la trovate qui

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